L’indimenticabile esperienza in Turchia con il programma European Solidarity Corps

Carissimi lettori, mi rivolgo a voi con il cuore colmo di esperienze, narrandovi una parte delle mie avventure vissute durante il volontariato ad Ankara. Sono Irene, e confido che queste parole possano ispirarvi a sognare e a intraprendere un viaggio simile al mio nel futuro.

L’imbarco nel progetto di volontariato del Corpo Europeo di Solidarietà si è rivelato innanzitutto un’odissea linguistica che ha superato gli orizzonti delle mie aspettative. Il mio obiettivo principale, l’arricchimento delle competenze linguistiche in turco, ha trovato risposta nelle lezioni curate dall’organizzazione ospitante e nelle immersive esperienze quotidiane ad Ankara. E in più il susseguirsi delle giornate mi ha visto coinvolta in attività variegate, dall’assistenza agli insegnanti nelle scuole, all’aiuto durante le lezioni di tennis per i più piccoli, fino alla preparazione di lezioni di lingua e cultura.

Nelle aule della scuola materna ed elementare, ho giocato con gli studenti, imparando l’arte della comunicazione senza confini linguistici. Nel caos dell’ambiente scolastico ho imparato a essere resiliente e adattabile, affrontando sfide e cambiamenti a sorpresa e seguendo sempre le regole della preside, non come un capriccio autoritario, ma come un patto indispensabile per collaborare al meglio. Ogni giorno della settimana è stato un tassello di un mosaico ricco di apprendimenti e sorrisi… grazie ai piccoli amici turchi sempre intorno. I fine settimana, invece, si sono trasformati in esplorazioni varie con il gruppo dei volontari, non solo attraverso le strade di Ankara ma anche viaggiando in città come Rize, Bursa e Istanbul. Rize, la città più ad est che io abbia mai visitato, ha aperto le porte a panorami con verdi distese di tè e case colorate che si specchiano sul Mar Nero. Bursa, la città verde, con le moschee che parlano di antiche storie, dove i colori dei tappeti si fondono con le sfumature del tramonto. Istanbul, crocevia di culture e ponte tra Oriente e Occidente, con i suoi minareti che si ergono come sentinelle e il Bosforo che racconta le storie di due continenti.
In tutti questi spostamenti, la diversità linguistica del nostro team internazionale ha aggiunto una sfumatura unica alle nostre giornate. L’inglese, diventato la nostra lingua franca, è stato uno importante strumento di comunicazione e ogni parola pronunciata è stata un ponte tra culture: ogni risata ha scavalcato le barriere linguistiche. Intorno a me c’era sempre un mix di persone straordinarie, ciascuna con la propria cultura e visione del mondo. Abbracciare questa diversità è stato come navigare in un mare di esperienze e punti di vista.

Anche mentre lavoravo in ufficio, preparando lezioni sulla cultura italiana e rivelando segreti dell’Italia che nemmeno io conoscevo prima, ho avuto l’opportunità di apprendere dai miei amici curiosità su altre culture, tradizioni e lingue: dal marocchino al georgiano, passando per lo spagnolo, il francese, il tedesco e chi più ne ha, più ne metta. Infine, documentare tutto su social media è stato come scrivere il mio diario di viaggio, condividendo con amici e curiosi tutte le mie esperienze. Quindi se volete saperne di più vi invito a fare un salto sul mio profilo!

Miei cari lettori, ho scritto questa testimonianza soprattutto per dirvi che il mondo è un palcoscenico straordinario, ricco di opportunità e di persone uniche. Vi invito a viaggiare, ad esplorare nuovi orizzonti, a imparare dalle culture diverse. Ogni incontro e ogni sfida vi faranno crescere senza ombra di dubbio. Concludo con un proverbio che una volta una mia saggia amica dal Marocco mi disse “شبهتك معامن ، شفتك معامن” (una frase con un concetto simile in italiano potrebbe essere dimmi con chi vai e ti dirò chi sei)… vi ricordo dunque che le connessioni con le persone che avete creato e che creerete nel tempo plasmeranno chi sarete e quale sarà la vostra impronta nel mondo. Vi suggerisco dunque di variare il vostro intorno il più possibile al fine di essere davvero originali!


Con affetto, Irene Soldiviero

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